“Domenica prossima è il
compleanno del nonno! (mio suocero)”.
“E allora?”
“Penso che gli farebbe molto
piacere se gli cucinassi la trippa. Sarebbe un regalo molto gradito.”
E’ un regalo gradito anche
per me, anche se non è il mio compleanno sono goloso di trippa, quella che
cucinava la nonna.
Trippa di vitello (più o meno alla parmigiana),
ricetta per 4 persone
1 kg di trippa mista di manzo
e vitello (omaso e reticolo)
100/120 gr di scalogno (la
parte edibile è circa l’80% e talvolta qualcosa si scarta quindi 150 gr
all’acquisto)
30/40 ml di salsa di pomodoro
Hypstamatic (vedi post)
50/60 ml di brodo vegetale
20/30 ml di vino bianco
60/80 gr di parmigiano
reggiano grattugiato
olio e.v.o. q.b.
santoreggia q.b.
sale q.b.
pepe bianco q.b.
A Bologna la trippa è
considerata un secondo piatto. In altre zone, in Lombardia per esempio, la
mangiano in brodo come primo piatto. Non mi fa impazzire, ma non è terribile.
Taglio la trippa con cura in
striscioline da 4/5 cm di lunghezza e 0,5 cm di larghezza. Se trovo noduli più
spessi, li taglio, per rendere le
dimensioni più uguali possibile in modo che la cottura sia omogenea. A questo punto verso la trippa in una padella
larga a bordo alto e fondo anti aderente e la faccio sudare su fuoco forte
senza alcun condimento mescolandola spesso, ma non di continuo. In questa fase
della cottura la trippa emana un odore intenso e pungente, per questo la
cospargo di foglioline di santoreggia e l’odore sparisce. Mi aiuto con un filo
d’olio d’oliva e continuo a farla sudare, con pazienza. La trippa si riduce e
imbiondisce. A questo punto sfumo con mezzo bicchiere di vino (sposto la trippa
e verso il vino in un angolo facendo evaporare l’alcool oppure, ancor meglio,
uso del vino già senza alcool preparato in precedenza), abbasso la fiamma al
minimo, aggiungo mezzo litro di brodo vegetale e lo scalogno finemente tritato.
Copro la padella/casseruola
con un coperchio e lascio sul fuoco al minimo per quattro ore. Controllo ogni
tanto la cottura, aggiungo un po’ d’acqua se ne è evaporata troppa, aggiusto di
sale e pepe. A tre quarti di cottura aggiungo un mestolino di salsa di pomodoro
per colorare la trippa. A cottura terminata cospargo la trippa con il
parmigiano reggiano amalgamandolo accuratamente. Aspetto che la trippa intiepidisca e per
finire la dispongo in una pirofila, avvolgo con la pellicola trasparente e la
metto in frigo.
Il segreto di Pulcinella è
mangiarla il giorno dopo o ancora due giorni dopo.
Considerazioni
Per cucinare una buona trippa
ci vuole un giorno uggioso di pioggia, è fondamentale. La trippa non è né
“grassa”, né calorica. Contiene 5 gr di lipidi ogni etto, la salsiccia cotta
invece ne contiene 26 gr, il pollo al forno 6,5 gr. Per quanto riguarda le
calorie, la trippa ha 100 kcal per etto, contro le 270 del prosciutto di parma
o le 146 del lombo di maiale. Ovviamente con la cottura e il parmigiano, la
situazione calorica “peggiora”! Comunque il piatto cucinato così risulta
digeribile e saporito.
Ps. L’alieno bastardo mi ha
fregato la trippa prima che la potessi mettere in frigo, come si vede dalle
foto. Potrebbe essere stato anche il nonno a rubarla perché il giorno del suo
compleanno mi ha telefonato per ringraziarmi e dirmi che la trippa era
favolosa. C’è una terza ipotesi, la più inquietante, il nonno e l’alieno sono
amici.

What is santoreggia?
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